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SCENARI DI UN'ITALIA CHE CAMBIA
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NUOVE SFIDE DI UNA ITALIA CHE CAMBIA
MA NON INVESTE SUL FUTURO DEI GIOVANI

 

Il Paese sta affrontando diverse criticità, fra le quali:

l’indebolirsi dei legami sociali, che porta i cittadini a provare crescente difficoltà nel “fare comunità”; società frammentata, incapace di anteporre l’idea del bene comune agli interessi particolari; diffuso sentimento di insicurezza e di sfiducia;

il riproporsi della “questione sociale”, dovuta ad un rapido e progressivo peggioramento delle condizioni di vita di persone e famiglie,;

la crisi dei tradizionali strumenti della rappresentanza, tanto politica (fine dei partiti di massa e persino d’opinione) quanto sociale, con progressiva erosione del senso di appartenenza al Paese e conseguente diminuzione della partecipazione attiva dei cittadini e degli spazi di democrazia diretta.

Siamo di fronte alla crisi più profonda di un modello di sviluppo che si interroga su almeno 4 livelli:

Culturale: cultura egoistica e individualistica sempre più pervasiva verso una cultura della fraternità e solidarietà, dell’accoglienza; responsabilità di una crisi del sistema di formazione.

Politico: crisi della rappresentanza; crisi della capacità di intervenire ed incidere; crisi per la mancanza di una sovranità globale di uno stato.

Economico: un sistema globalizzato e finanziarizzato che ha reso l’uomo mezzo e non fine dell’agire economico, tanto da portare a dire che occorre “ricivilizzare l’economia”.

Etico: Sia la Cei che la Corte dei conti, hanno lanciato un allarme per le condizioni gravissime della “salute” del Paese, che soffre da due “tumori”, uno è quello delle mafie e l’altro quello della corruzione. Oltre al senso etico da recuperare da tutti, ma soprattutto da chi governa, il primo segnale, si deve dare con: Dando il potere decisionale al cittadino, attraverso tutti i sistemi democratici della nostra costituzione, facendo sì, che vengano eletti persone di grande qualità umana e professionale, che vedono il loro contributo in politica, come servizio per i cittadini e non per i loro affari e profitti.

Il documento sul Mezzogiorno, esprime preoccupazione per la gravità della situazione di tutto il territorio Italiano, che secondo anche la Cei, “non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso, si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie. Torniamo, perciò, a condannare con forza una delle sue piaghe più profonde e durature un vero e proprio “cancro”, come lo definivano già nel 1989, una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona, ossia la criminalità organizzata, rappresentata soprattutto dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e i cuori di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud e di tutto il paese”. La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perché il controllo malavitoso del territorio porta di fatto di una forte limitazione, se non addirittura all’ esautoramento dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema della autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale”.

E’ importante, da questo punto di vista, sottolineare con forza i principi della dichiarazione universale dei diritti umani, il richiamo all'esigenza di tenere presenti due principi fondamentali della Dottrina sociale, peraltro ampiamente e significativamente riproposti dall’ultimo nostro Papa Francesco, che sono la sussidiarietà e la solidarietà” intendendo la democrazia nel senso lato, cioè nel senso dello sviluppo, della crescita, del cammino del Paese”

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